Ogni donna è una dea

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Ogni donna è una dea

dai classici, un esempio di parità di genere

Alla sinistra di Giove, la risposta italiana a Percy Jackson

Alla sinistra di Giove è un fantasy per ragazzi, ispirato alla mitologia classica, che riporta in vita un mondo che, solo poche generazioni fa, incantava i bambini attraverso i versi dei classici sapientemente spiegati da nonni spesso analfabeti.  Storie lontane di un patrimonio condiviso da tutti,  portatore di risposte alle prime grandi domande dell’età della conoscenza. Oggi che i ragazzi non conoscono più neppure il nome degli antichi dèi, né quello dei  grandi eroi, culture diverse dalla nostra hanno prepotentemente riportato alla ribalta il mito, mostrandone la forza attrattiva ancora intatta, ma travisandone spesso la complessità, ridicolizzando a volte il nostro patrimonio, la nostra stessa storia. Il cartone giapponese Pollon, il film americano Percy Jackson e gli dèi dell’Olimpo mostrano tutta la carica seduttiva delle antiche storie e il bisogno di far prendere aria ai classici, di scoperchiare le teche di vetro sotto cui per troppo tempo sono stati nascosti. Alla sinistra di Giove risponde a questa richiesta di avvicinamento alla classicità in una veste nuova, fantastica, appunto, che non tradisce tuttavia il significato più vero della mitologia. Una storia inventata che non chiama mai direttamente in causa i miti ma restituisce un clima, il senso profondo di un mondo scomparso affrontato con serietà e reso credibile.

Ogni donna è una dea, dai classici un esempio di parità di genere

Il libro affronta la storia da un punto di vista femminile e scopre, quasi per caso, il primo grande esempio di parità di genere offerto dalla storia. Nell’Olimpo, infatti, le divinità femminili, che sedevano appunto alla sinistra di Giove, sono uguali a quelle maschili per numero, forza e intelligenza e, cosa ancora più rilevante, sono tutti esempi vincenti di donne profondamente diverse tra loro che testimoniano l’importanza della varietà delle caratteristiche femminili. Da qui,  lo spunto per pensare a una campagna di sensibilizzazione sulle donne e la loro diversità. Proprio come le dee dell’Olimpo: così uguali eppure così diverse. Tutte, a loro modo, esempi positivi di femminilità. Un messaggio importante da far passare per le ragazze più giovani, spesso strette tra i modelli stereotipati ed opposti della donna indifesa da salvare e quella un po’ maschile che vuole conquistare o salvare il mondo. Un messaggio che restituisce loro la libertà di essere ciò che sono nelle loro scelte di vita, famiglia, lavoro. Impavida e solitaria come Diana, mite e schiva come Vesta, gelosa e protettiva dei propri affetti familiari come Giunone, ogni donna è unica e giusta proprio in virtù di ciò che è.

Gli archetipi femminili e la loro rappresentazione

L’idea di rappresentare graficamente le divinità femminili nasce dalla volontà  di portare in superficie le caratteristiche più profonde delle dee dell’Olimpo, rendendo immediatamente visibili i  loro caratteri, i loro poteri, le  loro sfere di competenza,  sottraendole quindi a quella sorta di anonimato in cui l’iconografia classica ce le restituisce e  avvicinandole così ai giovani e al loro modo di approcciare le cose, senza però tradirne il significato. Susanna Spelta, illustratrice, ha dato corpo e vita all’immagine delle divinità così come sono tratteggiate nel romanzo, senza soffermarsi sull’aspetto estetico, ma piuttosto sulla proiezione esterna di un mondo interiore espresso attraverso l’abbigliamento, il trucco, l’acconciatura, che mettono in evidenza, di volta in volta, il carattere romantico o aggressivo, spartano o sofisticato. La doppia rappresentazione di sei ragazze di oggi, da un lato, e di sei archetipi femminili mitici, dall’altro, consente un gioco di immedesimazione che favorisce la scoperta di un mondo più grande, universale, ma  acuisce al contempo la consapevolezza di sé. Alessio Rosati, costumista e scenografo, ha disegnato invece un mondo più raccolto, domestico, in cui sei bambine giocano a impersonare sei diverse  divinità, evidenziando, proprio attraverso il gioco, un’inclinazione caratteriale specifica che le porterà ad essere sei donne diverse. Grazie alla collaborazione della professoressa Donatella Puliga, docente di civiltà classica presso l’Università di Siena, sono state realizzate delle schede divulgative sulle singole dee per una linea di quaderni rivolti alle scuole di primo grado  che potrebbero rappresentare un ponte ideale per la mitologia.

Un made in Italy del made in Italy

La rappresentazione grafica delle divinità femminili, anche grazie al gioco di immedesimazione che gli archetipi possono innescare, da un lato rende più immediatamente fruibili i contenuti classici, dall’altro si presta a dar vita ad un circolo virtuoso di cultura, valori sociali e ritorno economico. Una serie di prodotti per la scuola, e per le donne in generale, basata su queste rappresentazioni può infatti  veicolare la classicità, e l’idea stessa dell’importanza della diversità all’interno della parità di genere, ed essere infine l’esempio concreto di come le aziende italiane possano dare origine a manufatti italiani portatori di contenuti legati alla nostra storia e al nostro patrimonio culturale. Una sorta di made in Italy del made in Italy che non ha nulla da invidiare a quello legato a maghi e vampiri ma che anzi, per una volta, mette a frutto proprio la nostra cultura.

Adotta un mito, una campagna per il  recupero dei classici

Gli dèi, scelti come elemento di fascinazione che fa da ponte verso la classicità, saranno i protagonisti di una vera e propria campagna di recupero dei classici rivolta direttamente ai ragazzi. Attraverso una lezione spettacolo, realizzata da docenti e performers e rivolta al pubblico universitario,  e le moderne pratiche del flash mob utilizzate per contattare gli studenti delle scuole medie e superiori,  i ragazzi saranno stimolati ad immedesimarsi nelle divinità, intese come archetipi caratteriali e valoriali, e a restituire, nella forma creativa preferita, un mito classico ad esse riferito e reinterpretato in chiave moderna. I risultati migliori saranno selezionati e pubblicati nella forma più consona ai materiali raccolti (libro, documentario, spettacolo o altro) e magari affiancati agli abituali strumenti della didattica.

Un progetto di Monica Granchi

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