Ogni donna è una dea

Sono stata affascinata dalla mitologia fin da bambina. Soprattutto da bambina. Lì ho trovato le prime risposte alle grandi domande della vita. Il perché delle stagioni. Dell’alternanza della luna e del sole. Ma anche la causa delle guerre e lo svelamento del mistero più grande: quello del delicato equilibrio tra morte e vita. E’ stato facile lasciarmi sedurre dai miti. E dagli dèi che li abitano. Più che umani nell’esternazione dei loro sentimenti, sempre in bilico tra la vulnerabilità dell’amore e la caparbietà dell’odio, gli dèi dell’Olimpo oggi ruberebbero la scena ai più popolari supereroi della Marvel. Capaci di trasformarsi in qualunque cosa, al pari della sensuale Mystica di X-Men, resistenti al dolore, come lo storico Superman, in grado di scuotere la terra più di quanto saprebbe fare la massiccia Cosa dei Fantastici 4 e, naturalmente, immortali, ben oltre le possibilità dei moderni vampiri di Twilight. Ma non è andata così. Cariche delle loro storie sulle origini del mondo, le divinità riposano tra le pagine dei libri, impolverate sul ripiano più alto di qualche libreria. Ma questo non è mai stato un limite per me; mi piace andare a spulciare tra i vecchi volumi coperti della polvere del tempo. Ed è riaprendo quei libri che ho notato qualcosa che era sotto i miei occhi da sempre.

Ho guardato alla sinistra di Giove, dove, fatto salvo per Giunone – l’ultima legittima moglie del signore del cielo –, sedevano le divinità femminili. Frutto di una civiltà maschile e maschilista, l’Olimpo mi è apparso, quasi suo malgrado, un fulgido esempio di parità di genere. Uguali ai loro ‘colleghi’ uomini per numero, forza, intelligenza e capacità, le dee sono esempi vincenti di donne profondamente diverse tra loro che testimoniano l’importanza della varietà delle caratteristiche femminili.

Un messaggio importante da far passare alle giovani generazioni, spesso strette tra i modelli stereotipati ed opposti della donna indifesa da proteggere e quella un po’ maschile che vuole conquistare o salvare il mondo. Un messaggio che restituisce alle donne la libertà di essere ciò che sono nelle loro scelte di vita, famiglia, lavoro. Impavida e solitaria come Diana, mite e schiva come Vesta, gelosa e protettiva dei propri affetti familiari come Giunone, ogni donna è unica e giusta proprio in virtù di ciò che è. Sei grandi archetipi femminili che non fanno mistero della loro complessa natura, in cui spesso si agitano passioni e sentimenti opposti. Contrastanti. Esiste la Venere dell’amore casto e puro, ispiratore di buoni sentimenti, e quella della passione d’amore che confina e spesso sconfina nella pazzia. Complessità al posto di contraddizione. Una coerenza che mi piacerebbe riportare su un piano attuale sottraendola agli interessi particolari o alle inclinazioni, per farla tornare ad essere qualcosa che è in linea con la natura profonda delle donne ben al di là delle esternazioni del gusto. Qualcosa che, se mai, ha a che fare con l’etica e non teme che un film blockbuster possa fare a pugni con il romanzo dell’ultimo premio nobel. Alla sinistra di Giove è tutto questo. O almeno spero che lo diventi. Un viaggio alla scoperta di un’idea di femminilità che passa per l’accettazione di sé ma non rinuncia a un’idea più grande, universale, della quale far parte.

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