X-Woman

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20Se c’è una cosa per cui possiamo rendere grazie ai fantasy di ultima generazione è quella di aver dato spazio alle donne. Lasciatesi alle spalle lo sfondo, non più comprimarie, le eroine di Hunger games e Divergent hanno conquistato la scena. Da sole. E anche se la versione televisiva della saga Il trono di spade è ancora lontana dal suo epilogo, nutriamo buone speranze per l’ultima dei Targaryen, Daenerys.

L’unica cosa che mi dispiace è che gli scrittori non siano ancora usciti del tutto dallo schema donna da salvare/donna che vuole salvare il mondo. Nel migliore dei casi, ci offrono la variante negativa della donna tutta d’un pezzo, dichiaratamente schierata dalla parte del male. Per trovare un’incrinatura nel personaggio di Mystica, che ci permettesse un briciolo di empatia, abbiamo dovuto aspettare il prequel di X-Men e i trascorsi del suo personale rapporto col professor Xavier.

Ancora una volta mi sembra che l’Olimpo si mostri come esempio più evoluto di archetipi femminili. Più evoluto e più nutrito. Le donne in questione sono sei. Tutte diverse. Un bel passo avanti. Ma non voglio tornare sull’importanza della molteplicità dei modelli di riferimento. Voglio piuttosto soffermarmi sulla complessità dei singoli modelli. Un esempio per tutti: quello di Venere. Esiste la Venere dell’amore casto e puro, ispiratore di buoni sentimenti, e quella della passione d’amore che confina e spesso sconfina nella pazzia. Una stessa divinità venerata, scusate il bisticcio di parole, per motivi diversi e apparentemente opposti. Sembra che la classicità non tema contraddizione. Ma non è così. E’ solo che la contraddizione ha un significato più profondo, più vero. E qui lascia volentieri il posto a una più naturale ed umana complessità. Ed è sul concetto di complessità, che credo appartenga per natura alle donne, che ho voluto lavorare con questo libro e con questo progetto. Una complessità che ci restituisca il diritto di avere interessi e inclinazioni talvolta opposti tra loro; che ci lasci mostrare al contempo le nostre motivazioni più vere e i nostri gusti più frivoli; che non ci faccia temere le sfumature. I personaggi che ho creato nel romanzo hanno personalità sfaccettate. Due di loro, in particolare, hanno per me un significato speciale: Camille, futura dea dell’amore, è la ragazza che non sa trovare una collocazione precisa, che inciampa spesso nei suoi stessi desideri, che non riesce a scrivere una targhetta che la definisca come persona e che percepisce tutto questo come errore, addirittura come fallimento. E Dakota, la giovanissima dea della notte e della caccia: una ragazza consapevole di se stessa, in costante bilico sulla sua ambivalenza. Come dimenticare che Diana è sorella gemella di Apollo? La notte e il giorno. Una divinità ricca di fascino che porta impresso nella sua stessa natura il segno del doppio. E’ attraverso questi personaggi e i loro rimandi mitici che proveremo a entrare nel mondo delle donne.

 

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